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 GENERATION SIXTYTHREE

 

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1963 In Italia si sta esaurendo il boom economico che lascia in eredità un baby-boom demografico. Nei cinema si proiettavano  I mostri di Dino Risi e 81/2 di Fellini. La TV con un solo canale, in bianco e nero e senza telecomando è ancora un sogno per pochi. Esce il primo LP dei Beatles - Please Please Me. Paolo VI viene eletto Papa. Martin Luther King tiene il famoso discorso “ I have a dream” davanti al Lincoln Memorial di Washington. Una frana si stacca dal monte Toc e precipita nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, 2000 le vittime. A Dallas, in Texas, una serie di colpi di arma da fuoco, raggiungono ed uccidono il Presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy, mentre sta transitando con il corteo presidenziale di auto. Il 1963 Ha segnato l'inizio di importanti mutamenti. Sono nato in quell'anno e faccio parte con orgoglio di una genarazione speciale che annovera personaggi del calibro di Quentin Tarantino, regista, sceneggiatore e attore americano.

 


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 My generation Riduci

Il grande inganno

 

In quegli anni tutto sembrava indicarmi che il futuro dietro l’angolo sarebbe stato dominato dai viaggi spaziali e dalla colonizzazione di nuovi pianeti. Facevo semplici calcoli dell’età che avrei avuto nel 2000 che rappresentava allora il futuro immaginabile.

Negli anni della guerra fredda e degli sbarchi sulla Luna, parole come razzi balistici, missili intercontinentali, satelliti spia velocità del suono, erano abbastanza frequenti nel linguaggio mediatico.

La mia fervida immaginazione lavorava su tutti questi stimoli e mi prefiguravo un futuro di tipo  spaziale dove le minacce potevano essere gli UFO rotanti delle serie televisive. Ricordo ancora Spazio 1999, A come Andromeda ed altri programmi che offrivano visioni di una umanità tutta protesa all’esterno del pianeta.  Mi stavo a poco a poco convincendo che la tecnologia avrebbe risolto ogni problema del genere umano, creandone forse di nuovi ma talmente ipotetici da non rappresentare una  minaccia realmente concreta.

 

Negli anni settanta la crisi petrolifera iniziò a intaccare questo tipo di visione, ma il seme del condizionamento culturale aveva ormai radicato nelle menti di una generazione.

La generazione precedente, quella che aveva cavalcato il sessantotto, si stava rapidamente adeguando ad un nuovo sistema di compromesso. I cambiamenti prodotti nella società, nel costume e nella cultura si scontravano con una realtà politica che immutabile perpetrava se stessa.

Il susseguirsi di crisi economiche su scala mondiale e la nuova consapevolezza di un esteso terzo mondo avevano cancellato la corsa allo spazio e le sonde che venivano lanciate verso i confini del sistema solare non avevano più il fascino delle missioni Apollo.

Il vero sviluppo era ormai prigioniero della civiltà dei consumi e nuovi modelli antropolologici si sostituivano nell’immaginazione collettiva alla visione della colonizzazione di nuovi mondi.

La tecnologia ha continuato a progredire ma in direzioni imprevedibili. Nessuno scrittore di fantascienza aveva immaginato l’avvento di internet e lo sviluppo della scienza informatica.

A me e tanti altri coetanei si è palesato a poco a poco il grande inganno e in qualche modo abbiamo dovuto adattarci ad un orizzonte mutevole e incerto e vedere allontanarsi di secoli a venire la possibilità di intraprendere un viaggio tra le stelle.

Credo che l’avere più o meno consapevolmente condiviso questa illusione abbia creato una piattaforma generazionale particolarmente sensibile a determinati stimoli ed  in qualche modo disillusa da una realtà che ha cancellato molte delle nostre aspettative.

 


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Luogo: BlogsGeneration63    
Inviato da: Administrator Account 27/02/2009
Nella svolgersi delle nostre esistenze ci poniamo continuamente domande alle quali non sappiamo trovare una risposta.
Spesso mi sono chiesto quale possa essere il significato ed il fine della nostra esistenza.
Di seguito ho provato a scrivere alcuni pensieri e personali deduzioni che pubblico per offrire uno spunto agli amici che si sentono così pazzi da leggere oltre e seguire i questi ragionamenti personali, senza alcuna pretesa che vengano condivisi o presi troppo sul serio.

La risposta che ad oggi ho trovato alla mia domanda è molto semplice e purtroppo suona anche materialista.

Il fine è la conservazione e la perpetrazione della specie umana nel tempo.
L’adattamento della specie alle mutazioni ambientali ha nei suoi tempi uno sviluppo evoluzionista nella mutazione del patrimonio genetico attraverso la selezione naturale del DNA più idoneo.

Lo sviluppo di una attività culturale, tipica della specie umana, ha come fine la trasmissione delle conoscenze acquisite alle nuove generazioni ,quali informazioni utili allo scopo di migliorare la qualità di vita, l’organizzazione sociale, l’efficienza nella gestione delle risorse disponibili. Tutti elementi utili ad elevare le possibilità di sopravvivenza e di adattamento della futura generazione.

Ponendosi la domanda , l’uomo ha nei secoli ricercato nelle spiegazioni metafisiche il significato della propria esistenza ponendosi al centro di un disegno divino o di una superiore volontà. Ipotesi alternative di stampo antropocentrico hanno assunto lo sviluppo della conoscenza quale fine individuale di un perenne percorso di ricerca della felicità intesa quale soddisfazione dei bisogni materiali e finanche spirituali del singolo, in una prospettiva illuminista.

Lo sviluppo delle dottrine filosofiche, delle religioni e dei loro filoni ideologici o teologici rappresentano un ingegnoso ma nel contempo debole, tentativo dell’uomo di ricercare il significato della propria esistenza ponendo se stesso al centro del ragionamento quale soggetto od oggetto a seconda delle ipotesi.

Il “divenire” od il “verbo” assumono significati esterni a cui l’uomo si assoggetta o si conforma.

L’uomo, la specie umana, ha per fine il semplice soddisfacimento biologico della necessità di sopravvivere.
Come le funzioni cardiache o respiratorie, non sono frutto di una scelta volontaria, così il perpetrarsi dell’esistenza di generazione in generazione segue una linea di condotta del tutto naturale.

L’umanità, non diversamente da una colonia di muffe o di batteri persegue il proprio ricambio biologico in un continuo avvicendarsi generazionale, tendendo ad adattarsi alle condizioni mutevoli dell’ambiente circostante.

Nella continua lotta per la sopravvivenza della specie, dovendo misurarsi con risorse che nel tempo o in proiezione possono essere insufficienti, l’uomo attraverso lo sviluppo della scienza e la sua applicazione tecnologica ha cercato e cerca tuttora di interagire con l'ambiente nel disperato tentativo di modificarne i rapporti.

Questa attività è un primitivo adattamento ad un ambiente che per i limiti spaziali diventa ostile allo sviluppo.

Poiché lo sviluppo numerico della specie segue le logiche evoluzioniste secondo cui tanto maggiore è la progenie e tanto migliori sono le possibilità di sopravvivenza, è consecutivo che la tendenza naturale è stata di proliferazione fino ad uno stadio in cui ha iniziato a materializzarsi il pericolo dato dalla limitata disponibilità di risorse.

A questo punto lo sviluppo tecnologico da una parte ed il controllo demografico ( altra conseguenza della tecnologia maturata) dall’altra si sono affermate quali soluzioni per un temporaneo adattamento all’ambiente.

In questo tempo la specie umana ha raggiunto un primo stadio di maturità biologica e viene emergendo la consapevolezza che gli orientamenti attuali possono influire in modo diretto sulle probabilità delle future generazioni.
Ne consegue ad esempio che una crescente porzione degli uomini modula alcune scelte in funzione del probabile impatto sul futuro della specie.

La razionalizzazione delle risorse avviene soprattutto attraverso l’evoluzione dell’organizzazione sociale. La tendenza attuale è verso una maggiore integrazione tra la specie e la tecnologia disponibile.

L’ineluttabilità del destino dell’uomo permane indipendentemente dalle scelte intraprese poiché esse sono, nelle diverse proporzioni, inderogabilmente necessarie.

In altre parole la libertà del singolo individuo non influisce sul corso degli avvenimenti poiché in ultima analisi è statisticamente predeterminata dalla direzione univoca del destino della specie.

Per il conseguimento del fine ultimo dell’esistenza l’azione del singolo individuo assolve una funzione di mutazione preordinata, indipendentemente dal livello di coscienza e dal calcolo soggettivo delle cause e dei possibili effetti.

La vita intesa nel senso più naturalista del termine è in definitiva autoregolata attraverso un continuo mutamento per l’adattamento della specie all’ambiente.
Tale adattamento è conseguito mediante una continua ricerca di equilibrio tra la soddisfazione delle necessità della biomassa umana ( anche in termini di bisogni intellettuali) e la disponibilità di risorse.

Quando, come nel nostro tempo, la biomassa umana, percepisce una crescente difficoltà di garantirsi adesso e per il futuro prossimo una quantità adeguata di risorse, inizia ad avviare un progressivo processo di adattamento modificando le proprie abitudini ed orientando le proprie scelte verso le soluzioni che in definitiva sono le uniche possibili.

La circolazione delle idee incontra una maggiore o minore difficoltà in funzione del livello di consapevolezza che il genere umano acquisisce circa la necessità di abbandonare punti di vista improduttivi.
Pertanto l’evoluzione del pensiero e delle scienze progredisce in un percorso più o meno agevole a seconda della percezione di necessità di cambiamento.

La consapevolezza di un ostacolo all’adattamento ( sviluppo) della specie, crea in un certo numero di individui la necessità di ricercare una possibile soluzione al superamento.
Quando il numero degli individui consapevoli di un problema è sufficientemente grande per generare un idea originale, questa inizia a circolare e nel tempo tende ad affermarsi sulle concezioni preesistenti in proporzione al consenso che è capace di riunire intorno a sé.

Questo processo evolutivo passa attraverso fasi di perfezionamento e continua ad affinarsi via via che un numero maggiore di elementi di valutazione e di esperienze pratiche ne rafforzano la spinta.

In pratica l’evoluzione del pensiero segue un percorso di selezione naturale non diverso da quanto avviene nell’evoluzione genetica di una specie.

Diversamente da questa, i tempi di adattamento e la mutazione di idee ed orientamenti, differiscono sensibilmente, in quanto lo sviluppo tecnologico globale tende ad accelerare il processo di scambio grazie alla maggiore capacità di comunicare in modo sempre più veloce ed efficace.
Questo meccanismo si è delineato in modo sempre più marcato negli ultimi quattro secoli ed è la naturale risposta alla necessità di un più rapido adattamento ad un altrettanto rapida mutazione delle condizioni ambientali nel rapporto tra necessità e risorse.

La specie umana percepisce il mutamento delle circostanze ed inevitabilmente ricerca ed adotta le scelte che nel momento appaiono assecondare la diversa situazione.
Poiché ogni modificazione degli orientamenti collettivi genera un ulteriore mutamento del rapporto specie ambiente, questo processo tende all’infinito.

Attualmente il cambiamento sociale e tecnologico sembra avanzare con progressione geometrica, ma non possiamo escludere che in un dato momento , con l’avvicinarsi di un successivo stadio di maturità della specie, l’umanità assuma orientamenti o modelli di sviluppo lungo direttrici diverse ed inesplorate atte a garantire una maggiore possibilità di perpetrazione della specie.

I modelli di sviluppo si delineano in funzione del soddisfacimento delle necessità, e queste possono variare nella forma se non nel contenuto.

Per contro, dal punto di vista dell’individuo, l’analisi delle necessità non coincide necessariamente con l’analisi delle necessità delle specie.

Il singolo essere umano segue un proprio individuale percorso di sviluppo nella ricerca del soddisfacimento delle proprie necessità e nel libero arbitrio della propria volontà.
Il singolo uomo, sviluppando la propria esistenza in una collocazione di spazio e tempo limitata e definita percepisce il rapporto tra sé e l’ambiente in una diversa dimensione.
L’esistenza del singolo non può essere fine a se stessa in quanto l’uomo è consapevole dei limiti biologici della propria vita.

A seconda del patrimonio genetico, della collocazione nello spazio e nel tempo della propria esistenza, delle concause che originano e condizionano la propria esperienza ambientale, l’uomo-individuo ricerca il senso della vita stessa in funzione della percezione di sé e delle proprie necessità.

L’esercizio della volontà del singolo si scontra continuamente nel tentativo di adattarsi ad una situazione ambientale che contrappone una certa libertà ad una certa necessità, in proporzioni variabili per ogni infinita condizione individuale.

La filosofia antica e moderna, l’etica e le scienze in generale hanno analizzato gli aspetti legati al rapporto tra l’uomo e la coscienza mentre la metafisica e la teologia hanno fornito interpretazioni spirituali sul significato della coscienza contrapposta alla fisicità della materia.

E’ evidente che l’impegno dell’uomo nel porsi interrogativi sul significato dell’esistenza è parte integrante delle proprie capacità analitiche. Ma è altrettanto evidente che l’uomo non potrà mai trovare una risposta universalmente accettabile.

Nel coltivare la propria spiritualità il singolo può trovare nella religione una risposta significativa per sé ed interpretare di conseguenza il rapporto causa-effetto delle proprie azioni.
Anche questo è un aspetto del soddisfacimento di una necessità individuale perlopiù finalizzata a placare un disagio interiore e ad interpretare le conseguenze emotive dei fenomeni ambientali che ne sono causa indiretta.

La complessità del fenomeno è tale che esso non può essere misurato poiché anche questa evoluzione spirituale persegue i principi di un adattamento infinito all’ambiente interiore.

Con l’approfondimento della propria cognizione spirituale l’individuo finisce per condizionare la propria percezione dell’ambiente e tende ad interpretare il significato delle proprie azioni secondo il proprio giudizio interiore. Quando questo giudizio si discosta in maniera evidente dal giudizio prevalente nell’ambiente con cui è a contatto, ecco che nella consapevolezza di ciò si origina una nuova idea che potenzialmente potrebbe diffondersi, affermarsi o soccombere proprio come un carattere geneticamente recessivo.

Più o meno consapevolmente l’individuo interagisce per un breve momento con il processo evolutivo della specie.
Dalla sua capacità di adattamento e sopravvivenza contribuisce in una certa misura alla formazione del destino e viceversa la sua capacità di adattarsi alla direzione del destino della specie ne aumenta le possibilità di sopravvivenza genetica.

La continua interazione tra il singolo individuo e l’umanità è paragonabile all’interazione della cellula con l’organismo di cui è parte.
E proprio come ogni cellula vivente, l’individuo-uomo lotta per la sopravvivenza propria e delle proprie idee.

E’ verosimile che tra i caratteri innati dell’uomo vi sia quello di una parziale consapevolezza circa l’effetto che l’affermazione delle proprie idee produce nel rafforzamento della propria posizione sociale. Nella competizione per le risorse disponibili il vantaggio così acquisito contribuisce in un certo modo a conferire un margine di maggiore sicurezza per il loro sfruttamento.

Questa considerazione può spiegare in parte la motivazione naturale dell’individuo a coltivare il proprio spirito cognitivo, il cui sviluppo trae notevole beneficio dall’approfondimento delle deduzioni più intime.

Attraverso l’affermazione di sé ogni singolo individuo condiziona in maniera e misura differente le condizioni dell’ambiente sociale. Il condizionamento esercitato è microscopico, ma è comunque sufficiente a determinare un cambiamento quando il numero degli individui che concorrono in tal senso assume una certa rilevanza.

Ai cambiamenti delle cellule sociali formate da gruppi di individui, correnti di pensiero, etnie, popoli o nazioni corrisponde un cambiamento degli orientamenti, della forma di governo e delle leggi di quel gruppo.

Allorché questi cambiamenti si producono in azioni contrastanti con l’orientamento(modello di sviluppo) dominante della specie ( modificandone in qualche modo lo status ambientale) la naturale tendenza all’equilibrio si manifesta nella ricerca di una possibile risultante.

Questo avviene in tempi e modi diversi, talvolta lenti e pacifici spesso convulsi e violenti e generano sempre una serie di reazioni , colpi e contraccolpi prolungati nel tempo fino al raggiungimento della nuova risultante.

Per mezzo di continui e innumerevoli conflitti di diversa portata ed intensità l’ambiente sociale si modifica ed fornisce nuovi stimoli e condizionamenti che a loro volta possono generare una infinità di nuove variabili.
La combinazione continua dei fattori disomogenei di sviluppo crea uno scenario ambientale assolutamente dinamico e spinge l’uomo a riconsiderare le proprie necessità ed il proprio arbitrio.


Il fine della vita è quindi il mantenimento della vita stessa e della intrinseca capacità di divenire.
Il fine del singolo individuo è da questo punto di vista puramente contributivo e di assoluta appartenenza alla natura della specie.

Dal punto di vista individuale invece ,anche nella consapevolezza ultima della simbiosi tra singolo e specie, il significato della vita risiede nell’appagamento delle proprie necessità fisiche, intellettuali e spirituali. Necessità che ogni uomo avverte in modo soggettivo e personale a seconda del tempo del luogo e dell’ambiente sociale.

Alcune necessità sono innate, altre sono indotte dal condizionamento ambientale, altre ancora vengono percepite in un dato momento quando sono state soddisfatte le necessità maggiormente avvertite.
Diverse sono altresì le modalità con cui l’individuo tende al soddisfacimento di queste necessità.

La cognizione del limite delle risorse disponibili, basti pensare al tempo, spinge il singolo a comportarsi in maniera egoisticamente efficiente secondo il principio etico di perseguire ciò che risulta più vantaggioso per sé.

Ne consegue che l’uomo-individuo aspira al maggiore godimento dell’esperienza vita in quanto consapevole della unicità dell’esperienza stessa.

Attraverso la ricerca del binomio instabile sicurezza-felicità, in perenne conflitto di equilibrio, ogni uomo vive il desiderio di esprimere se stesso attraverso il pensiero e l’azione.

Questo desiderio è percepito individualmente poiché singolari sono le percezioni delle necessità e delle libere azioni fisiche e intellettuali. Ma in buona parte è perseguito funzionalmente a livello sociale secondo l’innata assunzione che la vita della specie continua oltre la fine del singolo.

La complessità della vita in ogni suo aspetto si esaurisce di fatto nell’ “ordine della natura” assecondando continuamente una logica evolutiva assolutamente semplice.

Tutto quello che rimane è l’universo di esperienze, emozioni, e immaginazioni che rendono unica e irripetibile ogni singola esistenza.
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